Pare che il cervello della donna sia MULTITASK, sia cioè capace di programmare ed attivare più azioni contemporaneamente. E sin qui non c’è nulla di nuovo sotto il sole: è quotidiana e acclarata la destrezza, squisitamente femmina, nell’affrontare ruoli - che ora si accavallano, ora si accostano e si avvicendano - di mamma, lavoratrice e casalinga.
Ciò che, non fa scalpore, ma desta ancora curiosità e una stuporosa ammirazione perchè insolito, è vedere la donna cimentarsi in settori prerogativa degli uomini, come ad esempio la disciplina del judo. E non è solo una tradizione atavica a sostenere tale prerogativa, ma anche un cliché, duro a morire in una sua accezione negativa, di donna perdutamente romantica e, quindi, incapace di vedere e gestire la realtà che le si para davanti. Continua...
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( 3 / 5 )Mi frulla in testa la poesia di Whitman… intensi, struggenti, versi che raccontano lo spazio luminoso che può occupare in noi una personalità carismatica, di quelle che spianano monti lasciandoti intravedere quanto ampio possa essere l’orizzonte di questa vita, e quale la strada per incamminarsi e raggiungerlo.
O Capitano! Mio Capitano !... un giorno fosti mito, oggi traccia sfavillante.
Bagliore di stella polare m’accompagni ancora.
Beata quella Stella !
Beato il cielo che schiarisce al tuo sorriso…
In cinque abbiamo commentato:
- Flatlandia di E.A. Abbott
- O Capitano! Mio Capitano! di W. Whitman
- Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di R. Pirsig
- Vanità di G. Ungaretti
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( 2.3 / 9 )
Sono le quattro del pomeriggio, devo fare ancora la barba, una doccia e preparare la valigia. No, in fin dei conti al bagaglio ci pensa mia madre; io devo solamente fingere di ascoltare dove mette la roba. Abbiamo ripetuto questo gioco due volte al mese, il lunedì mattina, quando prendevo il pullman per andare a Cosenza da universitario.
Credo che questo gioco le piaccia: si diverte ogni volta a cercare una nuova soluzione: le mutande non sono mai dove le hai trovate due settimane prima, soltanto l'accappatoio sta sempre in fondo, così che quando abbisogna scompiglia ogni cosa, vanificando quell’ordine che sa tanto di mamma e di cura. In alto ci stanno tutti i preziosi dal paese: salsicce, un buon vinello e vasetti pieni di olive schiacciate. Ma oggi è diverso, non devo andare all’università, ho finito di studiare. Oggi parto per Roma a cercare un lavoro. Continua...
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( 3.2 / 10 )
Questa storia inizia con un sorriso. È così che ho conosciuto Irene: con un sorriso. Quando lei sorride lo fa con il cuore e il suo sguardo si accende di una strana luce. Se è vero che gli occhi di ogni persona son specchio di paesaggi futuri, io vorrei poter vedere il mondo con i suoi occhi, con quello sguardo che brilla e sembra parlare. Un sorriso che non la abbandona nemmeno quando pronuncia parole come `cancro" o "dolore"... Riesce a sorridere ovunque, anche sul lettino di una sala operatoria. Riesce a sorridere a chiunque, anche a chi non ha avuto rispetto della sua sofferenza. Continua...
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( 3.4 / 22 )
Si è tenuto sabato 20 febbraio 2010, nell'auditorium "Sandro Pertini" di Crotone, un incontro dibattito organizzato dal Lions Club "Crotone Host" sul tema: IL PRESENTE DEI GIOVANI tra memorie e prospettive.
Relatori sono stati il Prof. Filippo Calamoneri, Direttore della Clinica di Neuropschiatria Infantile dell'Università di Messina e il Dott. Renato Cortese, Dirigente della Squadra Mobile di Reggio Calabria, moderatore il Dott. Salvatore Bagalà, VicePresidente Lions Club Crotone Host.
Efficace e interessante è stata l'intuizione con cui il Prof. Calamoneri ha introdotto il suo intervento. Gli adulti non possono parlare ai giovani e coniugare passato e futuro senza parlare di sé. Il passaggio da una generazione all'altra avviene con un momento di contestazione e di rottura senza il quale non ci sarebbe sviluppo. In questo delicato momento, ha sottolineato il relatore, in cui avviene il passaggio del testimone tra gli adulti e la contestazione giovanile, è necessario che il modello che viene offerto loro sia certo, sia modello di un modo di vivere, di un modo di essere. Continua...
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( 2.6 / 7 )La letteratura esprime un oltre, un attraversamento, una volontà di trovare l'essenza che superi le stesse parole. Per leggere la letteratura bisogna perciò attraversare la parola per definirla, senza ingabbiarla. "Oltre" in letteratura è un andare aldilà del finito.
È attraversare l'Amore dei poeti per dare un altro nome all’Amore, è andare aldilà dell'azione civile e politica o della mera rappresentazione della realtà, aldilà dell'inganno che sta dietro le nostre spalle. E ci si accorge quindi che le parole stanno strette alle definizioni come vestiti che ci co-stringono. Continua...
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( 3.2 / 19 )
Non ho seguito il festival di Sanremo, se non attraverso commenti e video del giorno dopo: ne ho visti tanti di festival in passato che mi sembra azzardato definirlo, come tanti, il 'termometro' dell'Italia, tant'è che gli Italiani, POI, gettonano le canzoni che, guarda caso, non sono state le vincitrici.
Quest'anno si è voluto 'beatificare' – e sempre per rito CATODICO - una canzone, "Io amo l'Italia", dal significato, per alcuni versi, importante, per altri discutibile. Rivendicare un’identità nazionale, seppure attraverso una canzone, è legittimo; farlo in modo che si traccino e si rimarchino confini e si eludano i ponti col resto del genere umano, sottolineare i profili e non le somiglianze col resto del mondo, è da potenziali razzisti. Continua...
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( 2.8 / 22 )C’è un momento in cui provi a sentire qualcosa, magari ti viene l’ispirazione, un’idea, ma non ci riesci, non riesci a sentire niente, e poi capisci che non c’è silenzio, c’è troppo rumore, e non senti niente.
Ecco, un laboratorio di lettura è il luogo dove - nonostante i ‘rumori’ siano tanti - riesci a recuperare le dimensioni del silenzio, e quello che trovi, e ascolti, sono comunque parole seducenti perché ti rimandano la tua voce più intima...
Se poi ci aggiungi l’atmosfera di un’accogliente e piccola casetta e il sorriso delle persone che ami, si accende l’incanto.
In sei abbiamo letto e commentato
- Davide e il lupo di Francesco Marino
- Sulla porta dal blog di Denjci Niccolai
- L’anima di Alda Merini
- Racconto di Mahatma Gandhi
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( 3.4 / 14 )È il titolo del workshop svoltosi nel corso di una serata di gala organizzata dall’Associazione culturale Le Madie - Cutro, Crotone, federata Bombacarta.
Bella gente, serata all’insegna dell’eleganza, ma soprattutto gran bella atmosfera, di quelle che si costruiscono piano piano, in punta di piedi e, come per incanto, avviluppano guidando per mano a dimensioni alte, familiari, ma da tempo nascoste, tanto che si temevano perse. Ed ecco che un verso, una melodia o una risata accendono, ad una ad una, piccole e intime scintille e poi... è tutto un fascio di luci che pervade. Continua...
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( 3.4 / 20 )
Il tratto comune a tutte le cadute è il passaggio da uno stato “alto” a uno stato “basso”, un movimento che, se anche è orizzontale (immaginiamo quando finiamo per terra “stesi”), è sempre e comunque verticale. Parlare di “cadere” implica in se stesso un rinvio a una altezza, a qualcosa di superiore. Ogni caduta è un richiamo verso una condizione diversa, alta, in genere intesa come quella più propria, più adeguata a noi che cadiamo. Ma anche una mela che cade lo è. Una mela va in basso dignitosamente se è “raccolta”, non se “cade”. Se cade vuol dire che è marcia. E così un libro che “cade” da uno scaffale. Il libro scende in basso dignitosamente se è “preso”, non se cade. Se poi parliamo di movimenti del tutto indifferenti rispetto a una connotazione negativa, allora diciamo che le cose si “spostano” dall’alto verso il basso, e non che “cadono”. Se cadono, come le stelle, questo implica il sentimento della loro caducità, della fine. Dunque: la caduta implica di per sé un rinvio che la trascende. Necessariamente. Continua...
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( 0.3 / 122 )
Giorni fa è stato presentato a Crotone il nuovo libro di Angelina Brasacchio "IL FIGLIO DELLA VIPERA". Pubblichiamo una breve presentazione attraverso le parole di Nella Mustacchio, Presidente de la Fidapa crotonese..
Carissime amiche FIDAPA,
avrei voluto e dovuto essere qui con Voi ma un impegno inderogabile (la nascita in Bologna della mia quarta adorata nipotina Federica) mi tiene lontana da tutti Voi.
Anche il racconto che Tu Angela hai “partorito” è, appunto, una nuova nascita, faticosa essa pure ma sicuramente pregna di vita e omaggio alla vita; è il frutto della ragione e del cuore di una donna che si disvela davanti ai suoi lettori mostrando in parte ciò che c’è dietro di lei, le sue radici e quelle di tutti noi calabresi e ancora quello che c’è dentro di lei di ancestrale ed antico ma anche di unico e irripetibile.
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( 2.8 / 17 )Altre notizie

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