Mi rendo conto che il presente saggio non sarebbe da ascrivere tra ‘le letture propriamente estive’ che, svolte sotto un ombrellone o in veranda, in un clima all’insegna del rilassamento, protendono per un tema dallo svolgimento lieve o ameno.
Temi del genere però – la trattazione in questione è seria ma modesta - offrono l’occasione per rendere proficuo un tempo, leggasi vacanza, che etimologicamente si traduce ‘vacuo’ non perché ci autorizza ad auto-regredirci allo stato vegetale, capace cioè di recepire solo amenità e lievità, ma perché è “vuoto che attende”, ATTENDE DI ESSERE RIEMPITO.
A quanti non lasceranno andare in vacanza anche il cervello, questo scritto è rivolto…
Colgo l’occasione per comunicare che il nostro sito, come ogni anno, chiude e riaprirà in settembre.
BUONE VACANZE !
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Da che età cominciano i vostri ricordi? I miei dai tre anni. Per l'esattezza il mio primo ricordo ha la forma di uno zoccolo di legno, di quelli estivi, che vola attraverso il giardino di casa per venirsi a piazzare al centro della mia fronte. Certo, il mio primo ricordo avrebbe potuto essere anche l'ultimo, se il lancio fosse stato più "convinto" o se mia madre non fosse corsa subito in mio aiuto. E poi ho memoria del pianto per il dolore e dello sguardo colpevole e dispiaciuto di mio fratello. Tre anni io, sei lui, quel giorno stabilimmo i ruoli: lui sarebbe stato quello buono, io quella furba. Infatti era stato il mio atteggiamento da piccola dittatrice, durante la nostra giornata di giochi, a fargli perdere il controllo e a spingerlo infine a quel gesto esasperato, col risultato che lui era diventato un piccolo delinquente ed io la povera vittima. Ma vai a vedere dove sta la verità... sono 30 anni che la cerchiamo! Mia madre e mio padre mi hanno messo “al” mondo, mio fratello mi ha messo "nel" mondo: infatti, non si può negare che l'essere umano “nasce”, per sé stesso, quando comincia a percepire di esserci, nel mondo. Io cominciai ad esserci, per me stessa, dal giorno di quell'incidente.
Forse sto divagando: questa non è la mia biografia, bensì una recensione de Metafisica dei tubi della scrittrice belga Amélie Nothomb.Ma è proprio è il romanzo in questione che induce alla divagazioni. Continua...
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( 3.4 / 100 )
"E quando intraprenderai il tuo viaggio per Itaca, augurati che esso sia lungo e pieno di avventure..."
Sembra strano cominciare con i versi di Kavafis la descrizione dei bei momenti di festa che abbiamo trascorso lo scorso 1 luglio, quando anche con tanta gioia ed un pizzico di emozione abbiamo partecipato alla celebrazione del matrimonio del nostro caro Davide con la sua fidanzata, ormai moglie, Angela. Continua...
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Quando ci si prepara a fare un viaggio in un paese straniero dove non siamo mai stati, questo ci è insieme sempre estraneo e familiare. Se lo scegliamo come nostra meta di viaggio è perché ci piace l’idea di andarci, e se ci piace è perché proviamo una certa affinità: “sappiamo” che lì ci troveremo bene o comunque ci ritroviamo ad essere curiosi. La curiosità percepisce la distanza e l’alterità, ma d’altra parte ci spinge ad avvicinarci perché in ciò che ci incuriosisce scopriamo qualcosa di noi, qualcosa che siamo o che desideriamo essere o avere. Viaggiare dunque è scoprire meglio se stessi e nello stesso tempo proiettarsi in una dimensione nuova.
Per viaggiare si può usare una guida. Chi va in un paese straniero spesso almeno consulta qualche rivista o sfoglia una guida. Più spesso se la porta dietro. La guida turistica non si può mai sostituire all’esperienza reale del viaggio. Certo, può essere interessante recarsi in libreria e sfogliare le guide di mezzo mondo! Ma questo significa viaggiare con la fantasia, immaginare, ma non significa viaggiare sul serio. Significa magari alimentare un desiderio. provare curiosità e intuire affinità. D’altra parte nessuno (o quasi) quando si reca in un Paese straniero segue pedissequamente tutti i passaggi di un libro-guida. La guida serve come canovaccio per il viaggio che segue sempre percorsi originali, inediti. Continua...
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Perché il cane si mangia le ossa?...perché la carne se la mangia il padrone. E se tu sei nato cane, e se tuo padre è cane, tuo nonno è cane, il padre di tuo nonno era cane...tu padrone non ci diventi.
È questa l'amara conclusione a cui giunge Rocco, il protagonista delle vicende rappresentate nello spettacolo teatrale Perché il cane mangia le ossa, scritto e diretto da Francesco Suriano e andato in scena lo scorso 26 giugno alla Villa Comunale di Crotone, ad apertura della rassegna teatrale Teatri paralleli promossa dal Teatro Stabile di Crotone.
Un testo intenso, la storia di un viaggio in cui la realtà degradata della periferia di una grande città si mischia ai riti e alla dicerie dei paesini meridionali: e al centro di tutto lui, Rocco Fuoco, che dal Sud torna al Nord, nella grande città di industrie e ciminiere, nella cui periferia si agita un "sottobosco" di strani individui, tra naziskin, prostitute, poliziotti corrotti e senzatetto, tutta gente derelitta che niente di meglio può fare se non approfittare della disperazione altrui. È una guerra tra poveri, sono tutti cani che si contendono quel poco che rimane: le ossa, appunto. Continua...
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( 3.1 / 71 )Rielaborazine della “Lunga notte di Medea” di Corrado Alvaro
Giorno 16 nell'aula magna dell'I.T.C.S. “A.Lucifero” di Crotone, gli alunni che hanno frequentato il laboratorio teatrale con il regista Giuseppe Cucco e con la prof.ssa Giovanna Ripolo, hanno messo in scena una rielaborazione del testo teatrale di Corrado Alvaro “La lunga notte di Medea”. L'assoluta e, in parte spaventosa, attualità ha motivato una scelta di questo genere. Continua...
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( 3.2 / 74 )
Avrò pazienza. Certo, con lui bisogna averne sempre in grande quantità. Prendere o lasciare. Immagino che in fondo l'amore sia fatto anche di questo. L'amore: che cosa strana è l'amore! Ci si può credere o meno, vi si può cedere ed anche esserne vittima. Se l'amore fosse liquido ci annegheresti dentro e ti ritroveresti in un luogo senza confini, dolce come il cioccolato. Continua...
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( 3 / 79 )A un anno dalla tragica scomparsa, con questo nuovo libro di racconti torniamo ad ascoltare la voce unica ed incomparabile di David Foster Wallace.

Nella sua sintesi, la quarta di copertina è effettivamente sincera. Questa antologia postuma è un’occasione per riprendere un percorso interrotto bruscamente, per continuare a coltivare un’amicizia di cui si avverte la mancanza (e pure tanto). La 2dc aggiunge qualche dettaglio in più, ahimé necessario, senza per altro smentire quanto detto finora. Se è nuovo il libro, bisogna ricordare che non sono nuovi i racconti, né tanto meno inediti. I sei brani che compongono la raccolta sono stati selezionati lungo il ventennio creativo dello scrittore e differiscono tra loro per struttura e stile narrativo; come assistere in punto di morte al film della vita, un viaggio a ritroso nel tempo mediante un collage di istantanee apparentemente casuali. Continua...
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( 3 / 76 )A chi mi chiede quale sia il più bello tra i regali ricevuti quest’anno, rispondo senza alcuna esitazione: la compagnia delle persone care che son passate da casa, per leggere un brano o gustare semplicemente un pezzo di torta. Comincia così l’ultimo gradino prima dei trenta, tra una candelina ed una citazione, tra una filastrocca degli amici e l’affetto sempreverde delle Madie.
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( 3 / 56 )Siamo lieti di ospitare nella rubrica Dedalus lo scrittore Antonio La Malfa, responsabile della sezione racconti di Gas-O-Line, la e-zine di BombaCarta, un vero e proprio laboratorio telematico finalizzato alla produzione di una rivista.

Antonio La Malfa (Toni per gli amici), 48 anni, è nato a Rocca Imperiale, paesino calabrese a due passi dal confine con la Basilicata. Professione dentista in quel di Lucca, coltiva nel tempo libero numerose passioni: la fotografia, la musica, la bicicletta e non ultima la scrittura. Tante dimensioni che si incontrano nel diario del suo ultimo viaggio in Scozia. Scrive Toni:“…dopo un po' che viaggi, soprattutto da solo, ti spogli di un sacco di cose inutili, una specie di indumenti che getti via strada facendo, e pian piano ti avvicini alla tua essenza. Non è sempre piacevole: dopo otto ore in silenzio su una bici, con una cornice come questi paesaggi scozzesi, hai la sensazione di viaggiare in compagnia di uno sconosciuto con cui non sai esattamente come comportarti. Ma a volte è bellissimo.” In bacheca il terzo premio Elsa Morante nel 2005, nel cassetto un libro intitolato “La luna” che gli auguriamo di pubblicare al più presto. Continua...
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Toccante, il tempo sfiora le mie ferite.
“Non ho più fiere da visitare” – scrisse un poeta.
Io invece ho smesso di camminare lungo la sabbia, e penso
alla frescura salina del mare, quando il piede nudo
timidamente vi affonda il passo.
Il sollievo sta subito dopo il calore.
I passi sono come la memoria. Impronte di dolore
commiste a strappi di fuggevole gioia.
Le impronte sono come la musica: note di cui riconosci
la battuta; per questo quando ascolti qualcosa
è come riconoscersi
in una capacità di senso.
Da questa lontana scogliera che è la distanza fisica,
ti scrivo questa lettera perché tu mi riconosca –
per dirti ancora una volta che
non si dimentica ciò che appartiene
ai propri giorni, alla parte più interna di sé
nascosta finanche a se stessi.
Davide Zizza
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