Carissimo,
spero apprezzerai il modo in cui prendo congedo da te. Una lettera è da sempre il miglior mezzo di comunicazione. Io le adoro, soprattutto quando mi portano, inalterato in un respiro, il pensiero di un grande. Certo, la loro forza dipende molto dall’interlocutore al quale, chi scrive, si modula: è a lui, al destinatario, che il mittente si dosa, selezionando la parte di sé che intende concedere. Ma penso di non sbagliare quando dico che la lettera è, comunque, la forma della nostra solitudine, quella che fa da coperta all’io più nudo.
In questo tempo dedicato a te - a volte sbalzato da altre distrazioni, per lo più continuato, compatto ed omogeneo - ha gravato su di me lo stesso bioritmo: mi svegliavo scrittore e andavo a dormire scrivano. Non riesco a verificare quale e quanta percentuale tra i due prevalga e questo è, in soldoni, il motivo per cui, caro libello, ho deciso di appallottolarti e tumularti in un cestino. Continua...
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( 3.1 / 92 )Un profumo irresistibile di dolci golosità (chiacchiere e torta al limone) rende un po' difficile la concentrazione, ma poi la lettura ha la meglio su tutte le tentazioni (da cui ci faremo vincere più tardi).
In cinque leggiamo e commentiamo brani intensi dai quali emerge il filo conduttore della parola (poetica, letteraria, artistica) che permette all'uomo di esprimere o di contemplare le proprie emozioni. Parola che mostra il bello e il brutto della vita, veicola impressioni,crea comunione o, se inespressa, divisione e isolamento.
I passi scelti sono tratti da:
Paolo Mosca-C'è una farfalla dentro di noi
Muriel Barbery-L'eleganza del riccio
Giuseppe Ungaretti-Poesia è il mondo l'umanità la propria vita
Khaled Hosseini-Il cacciatore di aquiloni
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( 3 / 61 )Fervono i preparativi per la serata di San Valentino che si svolgerà in un locale noto di Crotone, e stasera il gruppo, formato da dieci associati, ha preferito un laboratorio a tema: l’amore.
Tante le poesie lette, poche le prose e finalmente dei buoni brani da utilizzare.
Non sono mancate battute e risate, e le buonissime chiacchiere preparate dalla dolcissima Pina hanno attenuato la nostalgia per la sua temporanea assenza al nostro immancabile mercoledì.
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( 3.1 / 57 )
Era buio pesto e guardando dal finestrino non vedevo che nero ieri sera. Eppure sapevo che sotto non c’era il nulla: c’era acqua, tanta acqua. C’era l’Oceano Atlantico. Volavo da New York a Roma e l’essere così velocemente sospeso in aria mi faceva pensare a un’altra esperienza vissuta nello Stretto di Messina su un traghetto, un viaggio molto più modesto, se vogliamo. Mi ha fatto pensare a una serata nella quale il mare era agitatissimo e, pur sapendo che la distanza da coprire era piccola, mi sembrava di essere in alto mare, un mare agitato, violento. Le turbolenze di un volo e i vuoti d’aria a volte sono più sopportabili di un’ondata violenta. L’acqua sa essere violenta perchè sa essere solida come la terra e fluida e pervasiva come l’aria.
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( 3 / 113 )
Sul finire del secolo XIX, Il treno rappresentava l’emblema del progresso: il trionfo del metallo e delle macchine, in un’epoca in cui le città, con la presenza degli stabilimenti industriali e delle ferrovie, videro mutare l’aspetto delle loro periferie. Esso era un mezzo per viaggiare ad uso quasi esclusivo delle classi più agiate, mentre gli spostamenti di massa avvenivano solo in occasione di eventi eccezionali come le guerre, durante le quali le tradotte militari trasportavano migliaia di soldati in direzione dei fronti.
In tempi meno lontani furono i nostri migranti ad affollarli nelle lunghe percorrenze verso il nord Italia e oltre confine. Erano perlopiù famiglie di contadini abituate a vivere con poco che si adattavano ai disagi della terza classe. Continua...
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( 2.9 / 82 )Il virus del raffreddore, il calo della temperatura e un forte vento hanno di gran lunga giustificato le assenze di alcuni nostri amici. In sei abbiamo subito il fascino dei seguenti brani letti:
- Saprai che non t'amo di P.Neruda
- Il tuo sorriso di P. Neruda
- Strada facendo di C. Baglioni
- Da padri (il cappello di mio padre) di Carlo Grande
- Quando mi comandi di cantare di R. Tagore
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( 3 / 70 )
Quella mattina di primavera tutto era perfetto.
Un caldo sole splendeva nel cielo, le rondini si rincorrevano festose, tra le nuvole che guardavano divertite quei giochi gioiosi.
L’aria era ricca di profumi, colori, calore, ed un senso di gioia pervadeva tutti i cuori.
L’inverno era finito, sbocciava la stagione dei fiori, degli amori, delle lunghe passeggiate, dei giochi all’aria aperta.
Il pettirosso volava con un uccello che aveva da poco incontrato, anche lui godendo a pieno quel caldo tepore, quando il suo sguardo andò verso la finestra di una ben nota casa. Continua...
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( 2.9 / 71 )
Un uomo sussurò: Dio, parla con me.
e un usignolo comincio' a cantare
ma l'uomo non l'ascolto'.
Allora l'uomo ripete'
Dio, parla con me.
e si sentì l'eco di un tuono
ma l'uomo fu incapace di ascoltare.
L'uomo si guardo' attorno e disse:
Dio, fa che ti veda
e una stella brillò nel cielo
ma l'uomo non la vide.
L’omo cominciò gridare:
Dio, mostrami un miracolo
e nacque un bambino Continua...
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( 3.1 / 61 )
Credere che, dalla notte dei tempi, la nostra vita sia già stata scritta su un libro intitolato “DESTINATO”, che ogni azione tesa a cambiarla, risulterebbe vana perché nelle pagine di questo libro è già stato immortalato tutto, lascia pensare ad una grande limitazione della libertà umana che ci vede burattini in questa esistenza.
Non credo proprio che Dio, dopo averci corredato di un’intelligenza, abbia sancito questo ruolo per noi.
Di rimando, se sono le nostre azioni a costruire il nostro destino, vorrebbe dire che siamo liberi di scegliere e quindi il destino non esiste. E’ la domanda che dobbiamo porci: esiste veramente il destino? Tenterò delle risposte… Continua...
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( 2.9 / 61 )Pare che i Sofisti siano in parte da rivalutare: la loro attività era tesa alla Paideia - l'educazione dei giovani ateniesi - attraverso un metodo che si avvicinava molto al gioco e all'ironia, detta Paidia. Non emergerà nei nostri laboratori l'erudizione dei Sofisti, ma l'ironia, vivaddio, non manca a nessuno.
In sei abbiamo letto e commentato i seguenti brani:
- La sonata di Kreutzer di L.Tolstoj
- Il cammino di Santiago di P. Coelho
- La bibliteca di Babele di J.L.Borges
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( 3 / 69 )
C’era una volta una foglia……e c’è ancora……e sempre ci sarà…… non contenta di essere la foglia che era e viveva i suoi giorni senza provare entusiasmo.
Albeggiava e tramontava , si susseguivano le stagioni e restava li, attaccata al suo ramo che le sembrava sempre meno robusto, a chiedersi il senso della propria esistenza. Ogni tanto si sentiva scossa da un brivido, una vibrazione, ma così raramente da non esserne consolata. In quelle sparute occasioni però avvertiva, di essere in armonia con tutto il creato……Peccato che erano solo pochi istanti e poi, per lei, ricominciava la confusione, lo scoramento.
Iniziò a pensare, allora, di dover cambiare posto perché quello in cui si trovava proprio non le piaceva. Continua...
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